La legatura delle viti con i salici

I contadini – Poesia

Questo testo che forse è più una poesia sul mondo contadino è stato scritto da una bravissima scrittrice che si è lasciata ispirare delle miei foto e ha accolto la mia richiesta di un testo che le accompagnasse nelle esposizioni che ho realizzato nel tempo.

 

I contadini hanno la faccia che pare una terra, vangata e ordinata in solchi profondi e scuriti dal sole.

Disegnano strade segrete sui campi, spargendo manciate di semi come fossero cibo che nutre le zolle.Guidati da lune che si fanno nuove ogni volta nel buio del cielo, recidono i rami assopiti, che sanno essere inutili, come fossero vaghi pensieri.

Val Tidone

Le mani, oneste, odorose di terra, hanno nodi da albero, tagli e incisioni per dure carezze avute dal vento, dai sassi, dal travaglio che soffre la terra prima di essere pane.

Le dita gentili afferrano e spremono vita dal petto rigonfio e il latte che schizza nel secchio somiglia al respiro calmo e ritmato del grande animale, che docile aspetta il sollievo dal peso di un dono prezioso e la stalla è percorsa da una gratitudine reciproca e muta.

 

Il Fabbro - Valle Staffora

Il fuoco convince il metallo a farsi forgiare e le mani del fabbro, che gli danno forma, somigliano a quelle che parleranno alla terra , domani, aiutate dallo stesso ferro. Ogni sapere passando per le mani dell’uomo diventa mestiere, un linguaggio parlato in silenzio con gesti precisi che le mani compiono seguendo un disegno invisibile, uguale eppure ogni volta diverso. Sono sempre le mani le prime a imparare e il lavoro è un maestro severo, ma imparato il mestiere l’uomo scopre di avere, insieme ai tagli profondi, una dolcezza capace di estrarre un dono prezioso dalla morsa della fatica. Così instaura un dialogo muto con la terra su cui cammina ed essa risponde  con il dono di sé, in ogni cosa che vive.

Val Tidone - La mungitura

Attraverso i mestieri più antichi l’uomo ha mantenuto un legame con la terra e con gli elementi che hanno prestato la loro forza; un legame purtroppo assottigliato dai tempi, memoria conservata da pochi e proprio per questo preziosa, da trasmettere con forza perché non si perda. È l’eredità più grande che l’uomo possa trasferire nel proprio futuro, perché rappresenta la forza dell’uomo stesso e la sua umiltà, la sua capacità di trasformare la terra in pane, di ricavare un fregio o un attrezzo dalla vena metallifera di una montagna o un suono sublime e purissimo dalla maestosa bellezza di un albero.

DAI UN’OCCHIATA ALLA GALLERIA GENTE D’APPENNINO

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