Tihomir, Bulgaria

Dieci anni e due mesi a lavorare in una miniera. Poi, nel 2002, l’arrivo in Italia. “Il 19 aprile 2002”. Tihomir se la ricorda bene quella data. “Sono arrivato a Milano e tutto quello che avevo era in una sacca come quella” dice indicando il borsone del fotografo. Dentro, un po’ di vestiti e poche altre cose. La miniera (“Era una miniera del governo, lavoravamo per lo Stato, eravamo settemila dipendenti”) è alle spalle, davanti ci sono un futuro e un lavoro diversi. Ci sono l’accoglienza di alcuni amici e il posto in una ditta che si occupa di allestimenti nelle fiere. Comincia da qui la strada che porterà Tihomir in Val Tidone e al matrimonio con Marusya, una sua connazionale. Cinque anni a montare stand e allestimenti, poi un giorno l’incontro a Castel San Giovanni con Marino, il fabbro di Pecorara, oggi il suo datore di lavoro. “Non avevo mai fatto serramenti in vita mia. Ho imparato qui tutto quello che so di questo mestiere”. Della miniera parla volentieri “anche se lo stipendio era basso e facevamo turni anche di notte. Poi hanno cominciato a licenziare persone. I miei amici in Italia mi hanno detto di venire qui, che si stava bene”. Fa una pausa e sorride, appoggiato a una finestra in alluminio. “Anche se adesso si sta un po’ peggio di prima…”.
TORNA AL MOSAICO E ALLE ALTRE STORIE

Non sono presenti commenti

Commenta

Navigando su questo sito accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi