Natalia, Argentina

Uno sradicamento può essere un trauma ma, allo stesso tempo, può essere un evento che pianta nell’anima i salutari germi della curiosità, della leggerezza e dell’adattabilità. Germi che negli anni a venire svilupperanno la voglia di viaggiare, di conoscere, di incontrare l’altro. Una sorta di benefica vaccinazione contro la pigrizia mentale. Natalia, nata a Buenos Aires, quella vaccinazione l’ha fatta a 13 anni quando la famiglia lascia l’Argentina e si trasferisce in Val Tidone: un brevissimo periodo a Pianello poi a Castel San Giovanni. Per la famiglia di Natalia si tratta di un ritorno alle proprie radici, per Natalia è un cambiamento totale: “I miei nonni materni erano originari di Pianello e Genepreto mentre l’altro ramo della famiglia era in parte argentino e in parte spagnolo. A casa nostra, a Buenos Aires, si parlava solo argentino. Le uniche parole italiane che conoscevo erano “forchetta” e “coltello”. Dovetti imparare la lingua italiana da sola, a scuola”. Le medie a Castel San Giovanni, poi Ragioneria a Borgonovo, poi il trasferimento a Pianello. Imparata la lingua e creata una famiglia, Natalia cerca un proprio percorso professionale. Un percorso che inizia 14 anni fa con l’acquisto di una macchina da cucire. Una macchina economica presa in un centro commerciale. “Volevo fare qualcosa che mi permettesse di lavorare a casa in modo da potere badare anche alla mia prima figlia. Comprai del tessuto, la macchina da cucire e cominciai a fare cuscini. Non avevo mai cucito in vita mia”. Come per la lingua italiana: si impara parlando e facendo. È tutto lì. Oggi Natalia ha una bottega-laboratorio a Pianello dove realizza complementi d’arredo e tessili e si occupa di progetti di interior design che le vengono richiesti dall’Italia e soprattutto dall’estero. Quello del designer è un lavoro con la valigia sempre pronta e i viaggi si susseguono. La creazione di alcune linee di tappeti, per esempio, porta Natalia in India, in Cina e in Turchia a curarne l’intera realizzazione. Poi c’è la clientela in Italia e in vari paesi d’Europa: prendere l’aereo diventa un gesto naturale. “Oggi mi rendo conto che il trasferimento dall’Argentina all’Italia quando avevo 13 anni se da un lato ebbe un fortissimo impatto su di me al momento, dall’altro mi mise di fronte alla necessità di imparare a contare sulle mie forze per affrontare cambiamenti e difficoltà. Impari ad arrangiarti, a sviluppare la curiosità di comprendere la lingua, la cultura e le tradizioni degli altri. Oggi quando vado in un altro Paese, fosse anche solo per tre giorni, sento che in quei tre giorni non sono una turista o una visitatrice. In quei tre giorni divento una persona del posto. Così è anche per le mie due figlie e per mio marito, che è nato qui ma che adesso guarda al mondo con occhi diversi rispetto a prima”. D’altronde, l’argentino è viaggiatore per natura: “L’Argentina sta lì, isolata dal resto del mondo. Per l’argentino prendere un aereo è la cosa più spontanea che ci sia”.
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