Adriana, Romania

Non si pensa al mare quando si pensa alla Romania. Eppure quello di Costanza, città natale di Adriana, è stato (e cerca di esserlo ancora, nonostante la crisi) uno dei maggiori porti commerciali del Mar Nero e, in quella lunghissima segregazione imposta dal regime comunista, forse l’unico possibile sbocco sul resto del mondo. Vasile, il padre di Adriana, pur essendo originario della Vrancea (la Franciacorta romena), ha trascorso la vita navigando come meccanico di bordo. Prima per la Marina militare romena, tre anni, poi una vita in quella commerciale. “Quando tornava da questi viaggi aveva sempre un regalo per me. Qualcosa che in Romania non si trovava: una catenina, un ciondolo, le videocassette dei film americani”. Quelli italiani, invece, spesso passavano sui pochi canali televisivi romeni. Soprattutto commedie, niente che potesse disturbare i censori del regime di Ceacescu. “Erano trasmessi in lingua originale con i sottotitoli, come si usa ancora oggi in Romania e come, per la verità, si usa in tutto il mondo”. È così che quando Adriana impara la lingua italiana. “Quando sono arrivata qui, diciassette anni fa, l’Italiano lo parlavo già discretamente. L’ho migliorato con il tempo. Adesso mio marito dice che lo parlo meglio di lui”. In Alta Val Tidone Adriana c’è arrivata per amore dopo una lunga parentesi lavorativa in una multinazionale dalle parti di Saronno. Quell’esperienza e la perfetta conoscenza dell’Inglese le hanno permesso di trovare lavoro anche qui. Nei fine settimana il filo diretto che la collega alla famiglia è quello che collega la chiavetta Usb al computer di casa. L’accesso a Internet, un clic sull’icona di Skype e sul video compaiono i volti di Vasile e Maricica, i genitori. Entrambi in pensione, dividono il tempo tra Costanza e una casetta in campagna, fra le vigne della Vrancea. Da un lato gli sterminati caseggiati di epoca comunista (“Le famiglie che abitavano ai piani terra erano quelle messe peggio, gli appartamenti erano bui, umidi e rumorosi. Finito il comunismo sono stati riconvertiti in negozi e uffici. Chi ci abitava ha fatto affari”) dall’altro i chilometrici filari di vigne. Tra le varietà coltivate attorno al villaggio di …., da dove arriva la famiglia di Vasile, ne spunta una spagnola. Si chiama Alicante, lo portò dalla penisola iberica un nobile del posto e ne impiantò diversi ettari. Alcune tralci sono stati messi a dimora nella piccola vigna dietro la casa di Adriana e di suo marito. A breve dovrebbero dare qualche bottiglia di rosso. Poca roba, ma giusto per sentire ancora il sapore di casa. Anche i vini, come le persone, a volte fanno viaggi straordinari.
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