Anja M., Germania

Il lavoro degli artigiani è una faccenda strana che segue un percorso tutto suo. Parte dal cuore, passa per la testa e arriva alle mani dove dà forma, colore e anima a materiali che di loro non avrebbero granché da dire. Con le mani, con la testa e soprattutto con il cuore Anja intaglia cornici, lavora il legno, lo leviga e lo indora, lo scartavetra e lo accarezza. Un destino scritto nelle mani quello di Anja, nata a Günzburg, città tedesca di ventimila abitanti, e cresciuta a Offingen, sul Danubio. I suoi genitori avevano un panificio che ora è gestito da uno dei tre fratelli. Il pane nasce dalle mani ma se è buono significa che dentro c’è il cuore. “Il pane è la cosa che più mi manca della mia città, oltre alla mia famiglia e ai miei amici. Il pane tedesco. Ce n’è di tantissimi tipi e ingredienti. Anche qui è buono ma alla fine l’impasto è sempre quello, non c’è così tanta varietà come in Germania” racconta, senza smettere di sorridere, tra i legni antichi e le cornici della Soaza, il laboratorio aperto con il compagno Cristiano a Trevozzo, una frazione di Nibbiano che si dipana a lato dell’ex statale 412. Qui, in mezzo a quadri e teste intagliate, ci è arrivata nel 2004, ultima tappa di un percorso passato per Londra e iniziato con l’uscita da casa (com’è tradizione dei Paesi del Nord) finito il liceo. A Monaco Anja fa tre anni di studio di Storia dell’arte e un apprendistato in una libreria poi tre anni di scuola d’intaglio. Il passo successivo è a Londra, nella bottega di un intagliatore e corniciaio italiano dove Anja lavora e conosce Cristiano, il suo futuro compagno, originario di Pecorara, Alta Val Tidone. Il cerchio si chiude. Nel 2004 Cristiano e Anja tornano in Italia, nel Piacentino. Dopo qualche tappa intermedia nasce la Soaza. Soaza, da “cornice” nel dialetto del Veneto, antica terra di corniciai. “Qui facciamo tutto a mano proprio come si faceva centinaia di anni fa – racconta Anja -. Mi piace questo posto, qui mi sono creata le mie radici”. Famiglia, affetti e amici d’infanzia sono a Nord, Oltralpe. “Li sento ogni tanto ma Internet e telefono non mi piacciono. Anche se lo sto facendo sempre meno, preferisco scrivere loro qualche lettera”. La carta, la penna, le mani, il cuore. Sempre lì si torna.
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